Per anni la domanda è stata sempre la stessa:
“Esiste un’app/software per questo?”
Oggi quella domanda sta cambiando forma. Sempre più spesso diventa:
“Me la costruisco io, l’app/ il software.”
Non è una sfumatura linguistica. È un cambio di potere. Il digitale non è più dominio esclusivo di chi sviluppa software, ma di chi ha un problema reale da risolvere. Quando strumenti di AI e vibe coding rendono possibile costruire soluzioni personalizzate in tempi rapidi, il valore non sta più nell’accesso alla tecnologia, ma nella capacità di usarla con intenzione. Perché continuare a pagare o adattarsi a un prodotto che non riflette i propri processi, quando oggi è possibile costruire qualcosa che li rispecchia davvero?
Oltre le competenze: un nuovo livello di libertà
Quello che stiamo vivendo non è semplicemente l’emergere di nuove competenze tecniche. È l’apertura di un nuovo spazio decisionale. La possibilità di costruire strumenti digitali su misura libera le aziende da due vincoli storici: l’attesa e il compromesso. Non serve più aspettare roadmap di prodotto che forse non arriveranno mai, né adattare il proprio modo di lavorare a software pensati per altri.
Questa libertà, però, viene spesso raccontata nel modo sbagliato. Il dibattito sul cosiddetto “vibe coding” ne è un esempio. Concentrarsi sulle vibe o sul codice significa guardare il dito e non la luna. In un contesto in cui l’AI può scrivere codice, correggerlo e ottimizzarlo, il codice smette di essere il centro del discorso. Diventa un materiale, non il progetto.
Quando il codice non è più il problema
Fino a poco tempo fa, anche la migliore idea restava ferma su Figma senza uno sviluppatore. Oggi questo limite non esiste più. L’AI ha abbassato drasticamente la barriera all’esecuzione. Ma proprio per questo emerge una nuova distinzione, molto più rilevante: non tra chi sa o non sa programmare, ma tra chi sa cosa costruire e perché.
Quando chiunque può creare qualsiasi cosa, il valore non è nella possibilità di farlo, ma nella qualità del risultato. Conta cosa fa il prodotto, quanto bene risolve il problema per cui è nato, e quanto è integrato nei processi reali dell’azienda. La velocità, da sola, non è un vantaggio competitivo. Anzi, senza una visione può diventare un rischio.
Dal “fare in fretta” al “costruire bene” Cosa significa questo per le aziende
Per le organizzazioni, il vero rischio non è il vibe coding. La vera differenza non la fa chi usa più tool, ma chi li connette in modo coerente agli obiettivi di business. È qui che il vibe coding e l’AI smettono di essere strumenti “veloci” e diventano strumenti strategici. Costruire oggi significa progettare sistemi che dialogano con i dati, con le persone e con gli altri strumenti aziendali. Significa orchestrare processi, non solo lanciare funzionalità. Significa pensare a ciò che accade prima e dopo il clic.
La tecnologia fornisce i mezzi. La direzione è una scelta.
L’AI mette a disposizione gli strumenti. Il codice diventa il materiale.
Ma il futuro non dipende da nessuno dei due. Dipende dalle idee che scegliamo di coltivare, dai problemi che decidiamo di risolvere e dal modo in cui progettiamo soluzioni che abbiano senso nel tempo, non solo nell’immediato.
Per le aziende, questa è un’opportunità enorme. Ma anche una responsabilità: smettere di inseguire trend e iniziare a costruire sistemi digitali che riflettano davvero il proprio modo di lavorare. È qui che il vibe coding smette di essere una scorciatoia. Ed è qui che inizia il suo vero valore.
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